1. Da un paese lontano: la storia del Maestro Zhang


PARTE 1

Il Maestro Zhang Du Gan risiede in Italia ormai da vari anni, eppure poco realmente si sa della sua arte, della sua storia e delle idee che trasmette. Questo schivo maestro di Shangai, così rispettoso nei confronti dell’eredità dei suoi antenati e delle tradizioni di una Cina per noi molto lontana, è rimasto sempre ai margini dell’attenzione del pubblico, attendendo tranquillamente che persone motivate bussassero alla sua porta invece di cercare di fare proselitismo nel marasma variopinto del mondo marziale italiano. Così, dopo anni di pratica con il Maestro, mi sono accorto che ancora pochi praticanti hanno sentito parlare di lui e ho pensato di dovere in qualche modo porre rimedio a questa mancanza in maniera tale che ciascuno possa farsi del suo pensiero un’idea quanto più obiettiva possibile.

Il Maestro è erede di una tradizione marziale pura. Ha studiato dall’età di dodici anni e per oltre trenta la più esoterica e complessa delle arti marziali cinesi, lo stile interno detto baguazhang o pa kua chang, il palmo degli otto trigrammi, sotto la guida dei più grandi maestri dello stile, Wang Zhuang Fei e suo figlio Wang Han Zhi. Da essi ha appreso il baguazhang nella sua essenza più profonda. Alla stupefacente abilità tecnica Zhang Du Gan unisce una umiltà non comune e una grande capacità didattica. Egli sostiene che, insegnando il baguazhang, viene aiutato dai suoi stessi allievi a comprendere meglio la propria arte. La sua idea di base del kung fu è che esso serva principalmente a due fini: efficacia nel combattimento e salute. Entrambi gli obiettivi devono essere raggiunti in maniera lineare, e a questo scopo sono necessarie volontà e umiltà nell’allievo ma anche grande preparazione e desiderio di trasmettere lo stile da parte del maestro. Proprio al fine di una più ampia e chiara diffusione delle sue esperienze ho deciso allora di affrontare con lui vari argomenti inerenti alle arti marziali cinesi e al baguazhang: dopo molte ritrosie dovute all’umiltà che lo contraddistingue, egli ha accettato di parlare di sé al pubblico.

Se questa intervista incontrerà il favore e l’interesse dei praticanti di arti marziali, ne faremo seguire di più specifiche e di argomento tecnico.

Quello che state per leggere è il frutto di una conversazione tenuta in un’estate torrida su una panchina di villa Bellini, splendido parco ottocentesco nel cuore di una convulsa Catania.

Maestro, come ha iniziato a praticare il baguazhang?

Da quando sono nato e per i primi anni di vita, non ho mai smesso di avere problemi di salute. Ero preda di febbri, avevo poco appetito, stavo quasi sempre in ospedale. I medici dicevano che non ci sarebbe stato rimedio alla mia malattia, per cui mio padre, dopo averle provate tutte, decise di mandarmi a praticare le arti marziali. E’ così che mi ha condotto da un allievo diretto del grande maestro Wang Zhuang Fei, Wu Liang Fa, che praticava con un gruppo di studenti in un parco di Shangai. Per molti mesi sono rimasto fermo a guardare il loro lavoro. Non facevo nulla tranne osservare. Una volta mi venne chiesto di ripetere qualcosa di quel che avevo visto, e io iniziai ad eseguire la camminata in cerchio che rappresenta la base e il cuore dello stile. Sia Wu Liang Fa che mio padre, anch’egli praticante di bagua, rimasero molto impressionati e contenti, perché a loro dire avevo compreso molti principi solo osservando il movimento di Wu. Da quel momento fui ammesso nel gruppetto di praticanti. Un giorno passò da lì il figlio di Wang Zhuang Fei, Wang Han Zhi, per osservare la pratica dei suoi allievi. Wang Han Zhi è il successore di Wang Zhuang Fei, ed ha raggiunto un tale livello di abilità nel bagua da essere accomunato a suo padre, così che i due in Cina vengono detti Bagua ehr wang, ovvero ‘i due re del Bagua’. Anche Wang Han Zhi restò colpito dalla mia volontà e decise di inserirmi in un gruppo di sei bambini, di cui il più grande aveva quindici anni e il più piccolo nove, istruiti direttamente da lui. All’epoca avevo dodici anni. Pian piano iniziai ad appassionarmi all’Arte sotto l’insegnamento di Wang Han Zhi, e progressivamente smisi di andare in ospedale e non dovetti più usare alcuna medicina. Da allora non ho più smesso di praticare bagua.

Tutta la mia famiglia, compreso mio padre Zhang Dun Kui, ha approfondito ad alti livelli il bagua con il maestro Wang. Mio zio, Zhang Qing, era molto famoso a Shangai per la sua tecnica.

Com’era l’insegnamento del Maestro Wang Han Zhi?

La tecnica del Maestro è superiore a quella di chiunque io abbia mai visto. Egli amava molto combattere e nessuno è mai riuscito a vincerlo. Si è scontrato con maestri molto famosi appartenenti a varie scuole, e tutti hanno riconosciuto l’abilità superiore del Maestro. Egli ha inoltre una profonda conoscenza della teoria su cui si basa il nostro stile ed è capace di spiegarla in maniera semplice e chiara. Durante le lezioni era sempre molto attento al progresso dello studente: curava molto i particolari e desiderava che gli allievi comprendessero bene quel che veniva loro insegnato. All’inizio faceva vedere una tecnica per tre volte di seguito e, se non eri in grado di ripeterla, non andava avanti. Successivamente, con la crescita dell’allievo, ha iniziato a introdurre i principi e lo studio si è fatto molto più complesso. E’ davvero un bravo insegnante. Devi sapere che in Cina, quando fai seguire al titolo di maestro il nome della persona (es: Maestro Zhang, Maestro Wang ecc…), lasci intendere che avrai altri maestri nella vita. Per me Wang Han Zhi è il Maestro e basta. Secondo l’insegnamento marziale tradizionale, in questo caso il tuo maestro diviene come tuo padre.

Alla fine degli anni ’70, Wang Han Zhi si è trasferito a Singapore, stato di cui è tuttora cittadino, e ho continuato il mio apprendistato con suo padre Wang Zhuang Fei.

Ci può parlare del suo rapporto con Wang Zhuang Fei?

Essendo entrato a far parte della loro famiglia, mi rivolgevo a lui con l’appellativo di Si Ye (maestro-nonno). Il suo insegnamento era notevolmente più duro. Se il movimento non lo soddisfaceva completamente, non insegnava nulla di nuovo. All’inizio degli anni ’80, placata ormai la rivoluzione culturale, il governo cinese andava in cerca delle arti marziali tradizionali. Essendo Wang Zhuang Fei molto famoso, gli venne richiesto di aprire il suo insegnamento al pubblico. Prima di allora, infatti, egli istruiva solo gli amici. Accettò l’offerta del governo e iniziò a viaggiare per la Cina portandomi con lui. Io e il nonno stavamo fuori casa dai tre ai sei mesi. In questo periodo ho imparato davvero molto sul bagua. Ho anche conosciuto molti maestri famosi come Mah YuehLian e Fu ZhongWen del taijiquan e tanti altri, con i quali il nonno si intratteneva spesso. A volte facevamo delle esibizioni insieme a maestri di metodi differenti. Ricordo che io mi esibivo per primo perché ero il più piccolo. Mi è anche capitato che alcuni maestri mi chiedessero di andare con loro a imparare il loro stile, ma sono rimasto fedele a Wang, che per me era sempre il migliore, e al bagua. Il nonno, quando insegnava agli allievi esterni, spesso preferiva spiegare le tecniche a parole. In quei casi utilizzava me per dimostrare i movimenti. Lui parlava e io eseguivo, oppure mi ordinava di spiegare direttamente questo o quel movimento agli allievi. Così ho insegnato molte tecniche a maestri anche famosi che oggi si proclamano suoi allievi diretti. Alle volte i suoi insegnamenti erano talmente superiori che nessuno tranne me capiva di cosa stesse parlando, ma lui non se ne curava più di tanto: per questo ho tratto l’idea che in questi casi spiegasse solo a mio beneficio. In questo periodo sono addivenuto ad una più alta comprensione del baguazhang e mi sono reso conto di come molta gente pratichi questo stile anche per decenni senza realmente conoscerlo.

Abbiamo sentito dire di come Wang Zhuang Fei e suo figlio fossero grandi combattenti. Ce lo può confermare?

E’ vero. Wang Zhuang Fei combatteva sin da giovane. Proveniva dalla provincia dello Shandong, ove si trovavano parecchi maestri e praticanti. Nessuno mai gli è stato pari. Aveva messo un’inserzione sul giornale promettendo vitto e alloggio a chi avesse accettato di combattere con lui e anche un premio in denaro in caso di vittoria. Il maestro ha ospitato molti combattenti provenienti da tutta la Cina. Nessuno ha mai ritirato il premio.

Anche suo figlio, come ho già detto, ama molto provare sul campo l’efficacia del suo stile. Però il suo apprendistato si è svolto durante il primo periodo comunista, quando combattere era proibito, per cui gli scontri erano clandestini. Ha combattuto fin da giovanissimo contro maestri molto famosi e mai è stato sconfitto.

E gli allievi non erano da meno. Ad esempio, mio cugino Zhang Du Wei è stato campione della città di Shangai all’inizio degli anni ‘80, quando ancora non erano obbligatorie le regole del Sanda e ognuno poteva combattere col proprio stile.